‘Lagioia’ di ricredersi…

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In occasione della giornata conclusiva di LuccAutori sono stata chiamata ad intervenire sul libro di Nicola Lagioia. Sapendolo da tempo, ero andata ad ascoltarlo durante la festa de Il Fatto Quotidiano a La Versiliana e devo dire che non mi aveva fatto una grande impressione, mi sembrava un po’ distante, un po’ sulle sue e la sera tornando a casa ero scoraggiata. Poi ho iniziato a leggere La Ferocia e anche lì mi sono imbattuta in protagonisti tutt’altro che simpatici… Tante belle immagini cinematografiche tra quelle pagine, una trama complessa a tratti faticosa  almeno per me, romanzo tosto. Poi l’incontro, una stretta di mano, un sorriso aperto e un dibattito molto stimolante. Tante domande, tante curisità e le prime cose in comune che emergevano senza fatica. Poi una cena, racconti di animali, Carmelo Bene, l’Amleto di Laforgue, Gaber… ed il gioco è fatto. Risate, tante, una passeggiata per una Lucca bellissima e da adesso un bel ricordo da costudire con cura. Grazie Nicola!

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Ci sono storie…

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Ci sono storie, luoghi, persone, abitudini destinate all’oblio se una memoria non solida o la voglia di fissare su carta o su qualunque altro supporto non si prendono cura di ricordare e raccontare, di condividere.

Segreti che resterebbero confinati tra i mattoni di un piccolo pozzo sotterraneo, che spunta fiero da un biondo campo di grano appena raccolto.

Chiedo a Cesare, il contadino che abita poco distante da me, la storia di quel pozzo e lui felice mi accompagna fino all’ingresso. Con orgoglio dice che risale almeno al 1700 e che quando prese la terra ebbe l’accortezza di ripararne il tetto, una ristrutturazione grossolana per salvare dal crollo quell’antro ottagonale.

All’apparenza è una piccola stanza dove all’interno trovavano spazio alcuni giacigli, sul pavimento c’era una carrucola dove attaccato a delle corde pendeva un secchio e proprio là sotto scorreva e scorre ancora oggi una falda acquifera, ora meno profonda di un tempo come conseguenza di lavori di urbanizzazione condotti poco distante.

Se mi affaccio dalla grata riesco a vederla e persino fotografarla.

Cesare mi ha raccontato che luoghi del genere venivano costruiti affinché le donne che “curavano il panno” (ovvero sbiancavano i tessuti grossolani di un tempo alternando lavaggi e asciugature al sole per diversi giorni) avessero un posto dove riposare evitando che i panni venissero rubati.

Ho voluto condividere con voi questa storia perché a volte dietro lo sguardo distratto su un panorama agreste può nascondersi una storia di romantica bellezza…

Quando le strade si sovrappongono

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Era accaduto qualche anno fa, a Roma durante la bellissima mostra di Javier Marìn sapientemente organizzata dall’amica Barbara Paci. In quell’occasione oltre a incontrare di nuovo Javier, da allora ribattezzato “il trapezista senza rete” e condividere con lui attimi di autentica bellezza ;) mi fu presentato l’editore Giovanni Canonico delle Edizioni Mediterranee, all’indomani di quel brutto allagamento che aveva fatto non pochi danni ai loro magazzini. Leggo i libri delle Edizioni Mediterranee da quando ho memoria e trovarmi in quell’occasione romana con lui fu un dono. Ci furono chiacchiere gentili, saluti, sorrisi. Ho recensito alcuni loro titoli per Mangialibri.com ed iniziato un dialogo… Naturale è stato per me, in occasione del Salone del libro di Torino passare dal loro stand per un saluto e lì ho conosciuto la figlia, una ragazza energica e determinata… le ho raccontato di quel primo incontro con suo padre e del bellissimo ricordo che aveva lasciato… immaginate la mia emozione nel vederlo qualche ora più tardi  seduto tra il pubblico durante la presentazione del mio libro allo stand di Toscana Promozione e di ascoltare la sua voglia genuina di leggere Il segreto dei cistodi della fede... ancora due chiacchiere con lui allo stand di Cairo e la promessa d incontrarci di nuovo… e dunque a presto Giovanni!

Lo Special Crudo… il panino del Commissario Biagini

428633_329151617143261_959419038_nNon un panino qualunque… lo sa bene il Commissario Vincenzo Biagini che quando può nella pausa pranzo si dirige in via Garibaldi, entra deciso da Adone, saluta Francesca e Paolo, afferra la copia de Il Tirreno e si siede al suo posto nell’angolo. Non c’è bisogno che dica niente una spuma bionda o una birra chiara se non è in servizio gli viene portata insieme al suo panino preferito, prosciutto crudo, carciofi e “caprino”. Il tempo di dare una scorsa alle notizie, appagare il suo palato e può tornare al lavoro ;)

Il circolo Bloomsbury rivive a Chiaravalle

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Giovedì 23 dalle 10 alle 12,30 rivivrà a Chiaravalle grazie alla maestra Patrizia Bugossi il prestigioso circolo Bloomsbury  all’Istituto Comprensivo Maria Montessori. Onere e onore per me interpretare la parte di Virginia Woolf, la classe diventerà per l’occasione un salotto e i bimbi che vorranno parleranno agli altri presenti del  libro preferito partendo da una frase che più li  ha colpiti. Le frasi scritte su un foglio e illustrate formeranno un manifesto a ricordo della giornata. Con la loro personale Virginia Woolf discuteranno di Un bambino a Bloomsbury…
 
 

I ragazzi sono in giro…

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Quante volte ho immaginato cosa stessero facendo Michelle, Alessandro, il professor Cartridge,  mentre io  mi muovevo nelle giornate tra lavoro, spesa, casa, libri. Li sapevo al sicuro racchiusi tra le pagine, fissati nella memoria del computer. E durante le lunghe attese, aspettando risposte, appuntamneti, pareri, mi piaceva pensarli nella loro quotidianità. Mi chiedevo “cosa faranno i ragazzi?” mentro io ero impaziente, spaventata, in ansia o semplicemente felice e il più delle volte mi rispondevo “i ragazzi sono in giro”. Oggi mi faccio la stessa domanda ma la risposta è diversa “i ragazzi sono in libreria” in attesa che li conosciate. Nuove domande, nuove emozioni, nuove paure si affacceranno alla mia anima, ma ne sorrido… tra poco esco e magari potrei incontrare qualcuno di loro…

Si fa presto a dire labirinto

GiovaneElena

La mia passione per i labirinti viene da lontano, fin da piccola mi piaceva riempire le pagine a quadretti disegnando immensi o microscopici labirinti. Lo facevo anche in classe alle elementari mentre la maestra spiegava, era il mio modo per ascoltare meglio ed afferrare i concetti che la maestra lanciava nell’aria distratta della classe. Si accorse subito che il mio riempiere grandi fogli con complicati girigogoli era un metodo per non distrarmi e ben presto mi lasciò fare, il risultato? Fogli e fogli di percorsi possibili e impossibili per arrivare da un lato ad un altro della pagina o semplicemente raggiungere il centro. A sei anni non potevo sapere che esistevano tanti tipi di labirinti né che quello che preferivo era quello unicursale.